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Il sovrappeso

 

sovrappeso


Differenze tra sovrappeso e obesità

Il sovrappeso e l’obesità sono un accumulo anomalo o eccessivo di grasso corporeo e rappresentano un rischio per la salute. L’indice di massa corporea (IMC) è un metodo semplice per misurare l’obesità: corrisponde al peso della persona espresso in chilogrammi, diviso per il quadrato della sua altezza, in metri.

Una persona con un IMC di 30 o più è generalmente considerata obesa. Quando l’IMC è uguale o superiore a 25 si tratta di sovrappeso.

Come si calcola l’IMC?
L’indice di massa corporea è calcolato nello stesso modo sia per gli adulti che per i bambini. Il calcolo è basato sulla formula: peso (kg) / [altezza (m)]2

Esempio: Peso = 68kg, Altezza = 170 cm (1.70 m)

Vi diamo due link per calcolare il vostro IMC:

http://www.healthyfoundation.org/consigli-leggi.php?ID=4

http://www.salastampa.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=135&area=Vivi_sano

Quanto è affidabile l’IMC come indicatore di grasso corporeo?
La correlazione tra l’indice di massa corporea e il grasso corporeo è abbastanza forte. Comunque, questo valore cambia a seconda del sesso, dell’età e dell’etnia. Queste variazioni includono i seguenti esempi:
• a parità di IMC, le donne tendono ad avere più grasso corporeo degli uomini
• a parità di IMC, le persone più anziani tendono ad avere in media più grasso corporeo dei giovani adulti
• gli atleti di alto livello possono riportare un IMC alto, ma solo perché più muscolosi

Il sovrappeso e l’obesità sono i maggiori fattori che determinano l’insorgere di malattie croniche tra cui il diabete, le malattie cardio-vascolari, disturbi muscolo-scheletrici tra cui l’artrosi-una malattia degenerativa delle articolazioni-, alcune forme di cancro (endometrio, seno, prostata, reni, colon).

Considerati come problemi tipici dei paesi a reddito elevato, sono aumentati moltissimo anche nei paesi a medio e basso reddito, soprattutto nei centri urbani.

  • Su scala mondiale i casi di obesità sono raddoppiati dal 1980.
  • Nel 2014, più di 1,9 miliardi di adulti, dai 18 anni in su, erano in sovrappeso. Tra questi 600 milioni erano obesi.
  • Il 39% degli adulti maggiori di 18 anni erano in sovrappeso e il 13% erano obesi.
  • La maggior parte della popolazione mondiale vive in paesi in cui il sovrappeso e l’obesità fanno più morti dell’insufficienza ponderale.
  • Nel 2014, 41 milioni di bambini d’età inferiore ai 5 anni erano in sovrappeso o obesi.


Le cause del sovrappeso

La principale causa del sovrappeso e dell’obesità è correlata allo squilibrio tra le calorie consumate e quelle ingerite.

A livello mondiale si è notato:

  • Un aumento del consumo di alimenti molto calorici e ricchi di lipidi.
  • Una diminuzione dell’attività fisica dovuta a lavori sedentari, ai mezzi di trasporto e alla crescente urbanizzazione.
  • Più raramente l’obesità è causata da condizioni genetiche (es. sindrome di Prader Willi) o da malattie endocrine quali la sindrome di Cushing (una condizione che determina un’aumentata produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali) o un cattivo funzionamento della tiroide (ipotiroidismo). Un’altra condizione che può associarsi ad obesità è la sindrome dell’ovario policistico.

Alcuni farmaci (antidepressivi, antipsicotici, cortisonici, pillola anticontraccettiva) possono indurre un aumento di peso.

Quando si smette di fumare, si può avere un modesto aumento di peso (in particolare a livello addominale) come effetto collaterale temporaneo.

Un link per verificare com’è il vostro metabolismo:

http://www.riza.it/test/35/e-tu-che-metabolismo-hai.html

 

Il sovrappeso: aspetti psicosomatici

Il sovrappeso, non deriva soltanto dalla dieta sbagliata, dalla sedentarietà o da squilibri di tipo metabolico, ma può nascere dalla mente.

Come sostiene Daniela Marafante:

Nella società occidentale contemporanea, questa “smania di cibo” non si manifesta di certo perché il nostro organismo ha bisogno di essere “sostenuto” attraverso un surplus di nutrimento. Il più delle volte oggi si mangia in eccesso non per soddisfare un sano appetito ma per noia, per abitudine, per stress, per mancanza di affetto, per inerzia, per solitudine, perché non ci vogliamo bene, oppure perché la scorpacciata è diventata la nostra ultima forma di trasgressione o il nostro rimedio per riempire i vuoti esistenziali.
In tutte queste situazioni di disagio psicologico, il cibo diventa il “pronto soccorso” più rapido, il rimedio più a portata di mano, spesso anche il meno costoso. In pratica, il cibo in eccesso agisce come una sorta di “droga” appetitosa per mettere a tacere almeno per qualche tempo le emozioni che non siamo in grado di vivere o di affrontare in modo sano e naturale.


La forma rotonda del corpo di una persona è assimilata a una funzione nutritiva e di appoggio. In realtà spesso le persone in sovrappeso svolgono all'interno del loro ambiente un ruolo di guida o di appoggio. A questa obesità si attribuiscono quelle caratteristiche tipiche del femminile arcaico di supporto, solidità, accoglimento, accudimento. La Terra, elemento femminile per eccellenza, è il principale simbolo di questa accezione positiva dell'obesità. Un'eccessiva identificazione con queste prerogative, tipico è il caso del sovrappeso post gravidico, può condurre a dover portare addosso un peso da cui poi è difficile liberarsi. Queste valenze sono maggiormente riferibili a una donna ma non escludono certo molti casi di corpulenza maschile, i cui significati sono spesso un po' diversi. L'imponenza di una persona può voler manifestare di volta in volta opulenza, affidabilità, concretezza, autorevolezza. Essere grandi e grossi, e quindi forti, il mangiare grandi quantità di cibo in modo vorace, possono significare l'ostentazione di una sicurezza, magari non raggiunta in altro modo, così come possono avere il senso di sottolineare la propria potenza.

Quando la società o il gruppo di appartenenza non sono particolarmente benevoli verso il sovrappeso, a questa condizione possono essere attribuite una lunga serie di qualità e immagini negative e il grasso che circonda il corpo è considerato brutto, antiestetico, ingombrante e volgare.

L'organismo sceglie di assumere una determinata forma, un peso in base a meccanismi essenzialmente difensivi o compensativi, per rimuovere i quali è necessario ricreare un nuovo equilibrio, che parta dalla personalità, dal rapporto con se stessi e con il proprio corpo e dal rapporto con il mondo esterno. La ricerca di cibo, inoltre, può essere scatenata anche da stimoli che non hanno nulla a che vedere con il vero e proprio bisogno di alimentarsi: conoscere il proprio corpo significa inoltre imparare a distinguere i propri bisogni e soddisfarli correttamente.

 

L'obesità/sovrappeso reattivo è un tipo di ingrassamento che interviene anche molto rapidamente dopo un lutto, una perdita significativa o un cambiamento di stato sociale o biologico come il matrimonio, il divorzio, il pensionamento, la menopausa. Oppure in relazione a situazioni conflittuali o frustranti prolungate nel tempo. La sregolatezza nel mangiare ha la funzione di attenuare la sensazione di vuoto o di rabbia. Infatti, il senso di gratificazione proveniente dal cibo può essere un surrogato di altri piaceri apparentemente inaccessibili o semplicemente servire per alleviare, anestetizzare una tensione o un conflitto. L'introduzione di cibo funziona quindi come una sorta di ansiolitico e antidepressivo. Così si può giungere a interpretare qualunque stato di malessere come una fame di qualcosa e il cibo come una panacea in grado di allevare questa presunta fame. Chi ha questo tipo di reazione contrasta il suo senso di impotenza aggrappandosi ad una gratificazione a portata di mano come è il cibo, anziché affrontare pienamente la sofferenza di un cambiamento o di un chiarimento.

 

L'obesità/sovrappeso costituzionale è uno stato che si acquisisce lentamente, può essere presente sin dall'infanzia, in età giovanile o più tipicamente in occasione della maternità e si ripresenta non appena si sia interrotta una dieta rigida. Questo tipico meccanismo sembra indicare che l'organismo cerca di recuperare l'eccesso di peso per mantenere un certo equilibrio psicofisico, anche se a scapito della linea. Quindi se non mutano le condizioni, gli atteggiamenti spesso anche le diete più ferree possono rivelarsi frustranti. In realtà l'organismo non fa niente per caso: nell'eccesso di peso giovanile e costituzionale, che spesso è accompagnato anche da lievi turbamenti ormonali, si può intravedere un problema di riconoscimento dei propri confini fisici e psicologici o della propria identità in primo luogo sessuale, o del proprio valore individuale. Chi ne soffre utilizza il cuscinetto protettivo di grasso come difesa dalle aggressioni del mondo esterno o per rendere inefficaci le terribili pulsioni interiori. Sottolinea la mancanza di confini chiari e definiti della propria personalità, l’indipendenza e il distacco da figure di riferimento. Spesso questo si accompagna ad una personalità immatura, indefinita oppure che si è identificata totalmente nel caso delle donne, nel ruolo nutritivo e materno.

 

L'obesità/sovrappeso da iperfagia può essere rivelatore di un atteggiamento aggressivo, distruttivo che si scarica sul cibo, non potendo indirizzarsi altrove. Anche la necessità di mangiare tanto per poter avere un corpo grande prestante, in grado di sopportare i fardelli delle responsabilità, o per aumentare il proprio spazio vitale, la propria visibilità, la propria importanza, potrebbe accompagnarsi con questa modalità di attaccarsi al cibo che è più tipicamente maschile.

Secondo i dati raccolti da un gruppo di psicologi dell'Università di Adelaide chi svolge un impiego in cui è richiesta la responsabilità di prendere delle decisioni si troverebbe più spesso degli altri a fare i conti con il girovita aumentato, contrariamente a chi deve controllare solo le proprie mansioni. I ricercatori hanno registrato altezza, peso, girovita e indice di massa corporea dei partecipanti, e hanno poi somministrato un questionario chiamato "Job Demand-Control-Support" che indaga sulle caratteristiche psicosociali del lavoro che si svolge: vengono cosi valutate la possibile presenza di fattori stressanti, ma anche se esistono degli spazi di controllo personale. I risultati hanno indotto a pensare che non è la responsabilità in assoluto a creare stress e quindi sovrappeso, ma proprio il tipo di decisioni che siamo chiamati a prendere, ovvero quanto queste decisioni tengano conto delle nostre inclinazioni e quanto invece siano limitate da esigenze del contesto lavorativo.

 

Un altro significato attribuito all’iperfagia è la sicurezza che può fornire l’avere a disposizione una grande quantità di nutrimento, come una sorta di scialuppa di salvataggio. L'atteggiamento di chi mangia troppo è spesso difficile da ammettere, perché vissuto come una specie di colpa e mantenuto più sotto la spinta del bisogno che del piacere. Non è raro che chi mangia a quattro palmenti non sia in verità buongustaio. Impadronirsi del cibo, farlo proprio, diventare più forti e sicuri è più importante del piacere vero e proprio che si può ricavare dal gusto. Il cibo in questo caso diventa un surrogato di una forza e di una sicurezza che si teme di non possedere, o di un potere verso il mondo esterno da cui si ha paure d’essere sopraffatti.

 

Le domande da porsi in caso di sovrappeso:

  • Può darsi che l'eccesso di peso corrisponda alla mia “assicurazione fedeltà”, nel senso che non sentendomi bene nel mio corpo, non rischio di cadere nella tentazione di essere attratto o di attrarre qualcuno che si interessa a me?
  • Può darsi che quando ho una relazione di coppia tendo a dimenticare me stesso per rispondere a quelle che ritengo essere le attese del mio partner, e che provo una mancanza di spazio per me?
  • Ho la sensazione di non avere spazio nel luogo in cui vivo? Di non avere spazio nella mia famiglia nel mio lavoro o per una persona molto importante per me?
  • Può darsi che mi senta indispensabile per gli altri al punto che non mi rimane molto tempo per occuparmi di me stesso?
  • Che cosa mi pesa? L'eccesso di responsabilità di cui mi faccio carico? Le difficoltà delle cariche pesano troppo su di me? Il mio partner, la mia famiglia, la mia azienda, il mio impiego?
  • Ho bisogno di essere visto, notato?
  • Do agli altri quello che io stesso avrei bisogno di ricevere?
  • Ho bisogno che mi sia dato uno spazio per me?
  • Ho un bisogno imperativo di mettere il cibo in bocca?
  • Qual è il vuoto che cerco di colmare?
  • La mia felicità dipende dagli altri?
  • Sono forse ossessionato dal mio eccesso di peso?
  • Ho voluto condividere il problema di eccesso di peso di una persona?
  • Preferisco mentire a me stesso piuttosto che dover affrontare ciò che mi spaventa?

 

sovrapCambiare lo sguardo

L’obiettivo di conservare un peso forma equilibrato rappresenta un ottimo stimolo per prendersi cura di sé e migliorare la qualità della propria vita. Al di là dei condizionamenti dettati dalle mode e da una società tutta protesa verso l’apparire, l’armonia del corpo è segno di salute ed equilibrio. Secondo le statistiche ufficiali si tratta di una meta sempre più desiderata: il 40% della popolazione adulta è in condizione di sovrappeso, e il 6-7% soffre addirittura di obesità; inoltre da un’indagine dell’Istituto Nazionale della Nutrizione risulta che il 35% dei bambini italiani è in sovrappeso od obeso.

La biochimica ci dice che sensazioni, sentimenti, emozioni, pensieri, azioni, non alimentano solo il mondo della letteratura e dei rapporti umani, ma agiscono sul metabolismo esattamente come i principi nutritivi. La cultura popolare ribadisce:”Meglio mangiare pane e cipolle ed essere contenti, che ingerire il cibo più raffinato e costoso ed essere felici”.

Già nel XIII secolo l’imperatore Federico II dimostrò che per il benessere dei neonati non era sufficiente la giusta quantità e qualità di cibo, occorrevano anche comprensione e considerazione. Si narra infatti che il sovrano fece portare al suo castello un certo numero di neonati che divise in due gruppi uguali: entrambi furono nutriti adeguatamente e allo stesso modo, ma solo un gruppo ricevette comprensione, considerazione e affetto (sentimenti della sfera istintuale). I neonati che ricevettero razionalmente solo il cibo e le pratiche per garantire l’igiene, deperirono in breve tempo…

Da qui possiamo capire quante variabili possono intervenire nel raggiungimento del nostro peso ideale!

Tutti sanno che, in genere, mangiando più del necessario si ingrassa e mangiando meno si dimagrisce. Tutti sanno che più ci si impone razionalmente una dieta (dimagrante o ingrassante che sia), più istintivamente la si sabota. Come uscire da questo circolo vizioso? L’esperienza conferma che l’approccio puramente razionale nell’applicazione dei principi della corretta nutrizione risulta essere condizione necessaria ma non sufficiente, poiché agisce sugli effetti ma non sulle cause dello squilibrio nutrizionale. Ciò accade perché, per l’individuazione e il soddisfacimento di tutti i nostri bisogni (a partire dal bisogno del nutrimento), è necessaria la collaborazione dualistica ISTINTO- RAZIONALE che è alla base del nostro equilibrio globale.

Per capire come si sviluppano i disturbi del comportamento alimentare, dobbiamo dunque fare riferimento al rapporto tra la parte istintuale della persona e quella razionale:

L’ISTINTO ha tre compiti che svolge in modo automatico: gestisce il metabolismo ( tutti i processi bio-chimico-fisici che avvengono nell’organismo) – individua i bisogni e li comunica al Razionale. L’istinto è in pratica la sintesi di tutto ciò che è innato in noi, siamo noi stessi alla nascita, la nostra parte bambina, la parte di noi che sa cosa ci viene bene. L’istinto che assolve correttamente i suoi compiti nell’ambito di uno scambio creativo con il Razionale è detto ISTINTO COLLABORATORE.

Il RAZIONALE ha il compito di provvedere ai bisogni che l’Istinto non riesce a soddisfare da solo e, con il passare del tempo, di aumentare l’autodeterminazione e la consapevolezza. E’ la nostra parte adulta acquisita, tesa all’impegno, al dovere, al sociale, che agisce in modo più o meno consapevole- Il razionale che assolve correttamente il suo compito nell’ambito di uno scambio creativo con l’istinto collaboratore si definisce RAZIONALE COMPRENSIVO. Simbolicamente possiamo collocare l’Istinto nella cavità addominale tra cuore (per tradizione sede dei sentimenti più elevati come amore,amicizia,tenerezza)e pancia(domicilio dei sentimenti più viscerali come sensualità, odio, rancore, rabbia, paura, ecc), mentre il Razionale sta nella testa, sede naturale delle idee, del pensiero, dei ricordi.

Diventare nutrizionisti di se stessi significa liberarsi dai condizionamenti comportamentali, limitandosi a seguire le indicazioni che, attraverso la fame, il nostro istinto collaboratore ci invia e trovare in noi…la nostra dieta ideale, con un aiuto in più dal nostro razionale comprensivo.

Indicazioni pratiche per acquisire buone abitudini alimentari:

1) Riduzione dell’assunzione di grassi saturi a meno del 10% dell’apporto calorico totale. (se l’assunzione calorica necessaria è di 2000 calorie, meno di 200 calorie devono essere portate da grassi saturi quali burro, margarina idrogenata, pancetta, panna, ecc.

2) Aumento dell’uso dei grassi polinsaturi, soprattutto olii di semi quali mais, vinacciolo, girasole, il cui contenuto in acido linoleico svolge un ruolo fondamentale nella riduzione del colesterolo LDL e nell’aggregazione piastrinica.

3) Riduzione del colesterolo nella dieta a meno di 300 mg/die, per cui è utile limitare il consumo di frattaglie, tuorli d’uovo, carni grasse e insaccati, mentre più liberamente si possono usare pollame, coniglio, legumi e soprattutto pesce.

4) Aumento del consumo di carboidrati complessi, frutta e verdura. Utilizzare abitualmente cereali, preferibilmente integrali e derivati (pane, pasta, riso ecc.) frutta e soprattutto verdura che sazia con poche calorie, e, oltre ad integrare l’apporto di fibre dei cereali, offre un prezioso contributo di vitamine ed elementi naturali.

5) Riduzione del consumo di dolci. Il consumo di cibi e bevande dolci (zucchero, caramelle, dolciumi, aperitivi, bibite ecc.) deve essere molto contenuto, dato che un uso eccessivo espone al rischio di gravi patologie come diabete, aterosclerosi, ipertrigliceridemia, dermatiti, carie, ecc.

6) Riduzione dell’uso di sale. Non c’è bisogno di aggiungere sale ai cibi perché essi ne contengono già. Meglio usare, per insaporire erbe aromatiche e spezie, che hanno anche il potere di curare.

7) Bere con moderazione le bevande alcoliche. E’ opportuno assumere, se c’è l’abitudine e in maniera moderata, bevande come il vino e la birra, fino a un bicchiere a pasto di vino, fino a due di birra.

8) Ridurre l’assunzione calorica totale in caso di sovrappeso, in quanto costituisce un fattore di rischio per numerose malattie.

9) Variare l’alimentazione. Dato che non esiste un cibo in grado di soddisfare tutte le nostre necessità nutritive, è bene ricorrere alla più ampia varietà possibile di alimenti, per garantirci tutti i principi nutritivi indispensabili.

10) Porre attenzione a distribuzione e modalità di assunzione del cibo. Per evitare di sovraccaricare l’apparato digerente è bene assumere il cibo lentamente e serenamente, distribuendo la razione alimentare in più pasti (colazione, spuntini, pranzo, cena) durante la giornata in funzione degli impegni di lavoro e di studio.

11) Molto utile ai fini della riduzione del peso corporeo è l’abitudine di bere acqua lontano dai pasti, scegliendo acqua di buona qualità: portiamo sempre con noi una bottiglietta di acqua e abituiamoci a bere quando abbiamo sete: in questo modo eliminiamo le ritenzioni idriche e le tossine che si producono durante la giornata, evitando lo stress a carico delle cellule, migliorando l’aspetto della pelle e in alcuni casi anche il problema della stitichezza.

12) Controllare il colesterolo plasmatico. Per non correre troppi rischi coronarici sarebbe opportuno non superare i 180mg/100 ml di colesterolo se al di sotto dei 30 anni e i 200 mg/100 ml se al di sopra dei 30 anni.

13) Aumentare l’attività fisica. Sono consigliabili quelle attività fisiche che si possono fare tutti i giorni (salire e scendere le scale, camminare di più), poiché le attività che richiedono maggior impegno organizzativo (nuoto, tennis, sci, ecc.) finiscono con l’essere svolte saltuariamente, anche se sono comunque consigliate se gradite.

14) Ridurre lo stress. Per ridurre lo stress occorre vivere più in sintonia con se stessi, ascoltando maggiormente i propri bisogni e cercando di adeguare i doveri (lavoro, studio, ecc.) alle proprie energie fisiche e psichiche.

15) Abolire o almeno ridurre il fumo di sigaretta. Il fumo, unitamente all’eccesso di cibo e di alcool, è una “valvola di sfogo dello stress”; per facilitare l’eliminazione di questo pericoloso fattore di rischio è bene, da una parte, agire sulle cause dello stress e dall’altra aprire altre “valvole di sfogo”, come ad esempio una maggiore attività fisica piacevole.

16) NO alle diete aggressive, che provocano sì una perdita di peso rapida iniziale (che per lo più è una diminuzione di massa muscolare e di acqua) ma quasi sempre poi i chili persi vengono rapidamente riguadagnati. In particolare evita le diete iperproteiche tanto di moda in questo periodo, in quanto eliminare carboidrati e grassi può portare ad un’eccessiva produzione di chetoni che causa un forte stress a carico dei reni e del fegato.

17) Un suggerimento può essere quello di dissociare nella dieta quotidiana carboidrati e proteine e consumare molte verdure (crude e cotte) cucinate nei modi più svariati: a vapore, alla griglia, al forno, saltate in padella ; inoltre l’ideale è associare nello stesso pasto più verdure dai colori diversi e ben accostati, preparate in modo differente: l’occhio vuole la sua parte ed un piatto ben presentato dà il piacere di sedersi a tavola ed entusiasmo nell’intraprendere nuove abitudini. Oltre naturalmente a tutti i benefici di una dieta con un grande apporto di verdure con il loro carico di vitamine e Sali minerali, che contribuisce a ripristinare un’ottima funzionalità a livello enzimatico, stimola la depurazione dell’organismo, migliora il metabolismo e svolge una generale azione antiossidante che porta energia e migliora l’umore.

Il vero organo che regola il metabolismo è il cervello o meglio la parte più antica di esso, il sistema limbico, che risente moltissimo dell’atmosfera psichica, cioè della mentalità e degli stati emotivi. Alcuni stati emotivi, se protratti nel tempo fino a diventare un’atmosfera mentale cronica carica di pensieri, influiscono sul peso in due modi:

1) Ti fanno mangiare di più (fame emotiva) aumentando i grassi disponibili

2) Ti fanno bruciare di meno, rallentando i processi metabolici

Quindi possiamo dirti:

ACCELERA E BRUCI DI PIU’ !!!! quando c’è spazio per il piacere, la passione, quando ti spendi per qualcosa che ti realizza;

RALLENTA E BRUCI DI MENO !!!! se la vita è scontata, se non c’è avventura, se giri al minimo, o se sbagli direzione e non esprimi il vero te stesso;

LA FELICITA’ è il miglior brucia grassi: basta innamorarsi per ritrovare la forma fisica!!! Parliamo di innamorarsi della vita: amori e affetti, lavoro e tempo libero, talenti e creatività: ecco gli ingredienti della tua dieta quotidiana;

 

La dieta è inutile se non cambia anche l’atteggiamento mentale!!! Inoltre secondo tutte le ricerche, troppe diete rallentano il metabolismo, andando ad inceppare il meccanismo metabolico “brucia-grassi” e le diete stesse sembrano non funzionare più. Nella mentalità auto-punitiva della dieta sta l’errore: “dovrei mangiare meno…”, “dovrei muovermi di più…”, dovrei, dovrei … e il piacere del cibo è identificato con il male, col nemico. Ma siccome senza piacere non si può vivere, si innescano dei pericolosi sensi di colpa, diventando giudici e colpevoli nelle stesso tempo. Per stare in forma bisogna innanzitutto interpretare il percorso del dimagrimento come un percorso di cambiamento interiore e del proprio modo di pensare, vivere, gustare il cibo e la vita!!!

Brunetta Del Po Daniela Temponi


BIBLIOGRAFIA

Le dispense di Riza Obesità Riza edizioni

Claudia Rainville Il grande dizionario della MetaMedicina Sperling&Kupfer

Daniela Marafante Dimagrire una questione di testa Riza edizioni

Elio Muti Il cibo tra istinto e ragione ed. Riza

Catia Trevisan Curarsi con il cibo Terra Nuova Edizioni

SITOGRAFIA

http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs311/fr/
http://www.who.int/topics/obesity/fr/
http://www.riza.it/dieta-e-salute/dimagrire/5613/vuoi-dimagrire-impara-a-delegare.html
http://www.riza.it/dieta-e-salute/dimagrire/5635/sovrappeso-e-se-fosse-colpa-del-lavoro.html